Hummus. Un piatto cosmico

hummus

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Nella mia mente si chiama mmmummus. Perchè ogni volta che penso ora metto i ceci in ammollo per fare l’h … immediatamente la mia salivazione aumenta, le papille si alzano in piedi, le pupille si dilatano, le galassie pure e nella mia mente si sente solo un suono ovattato nel silenzio, come una radiazione cosmica di fondo: mmmmmmmmmmmmmmmmmmmm….

Hummus.

Se l’hummus fosse un numero sarebbe la sezione aurea della mia estetica del gusto.

C’è un solo problema. Causa dipendenza. E quindi mi sono dovuta trovare un pusher di fiducia di ceci buoni.

Dell’hummus esistono infinite varianti. Ognuno lo personalizza aromatizzandolo come preferisce ma io, da purista-hummus-snob, lo mangio esclusivamente come da ricetta originale. Ceci cotti, tahina fatta in casa, succo di limone appena spremuto, aglio, olio extravergine di oliva, sale, paprika, cumino, prezzemolo per decorare. Punto.

Ma proprio perchè lo amo spropositatamente non disdegno affatto le hummussizzazioni.  Di verdure o di legumi diversi dai ceci. Sono ottimi anche l’hummus di fave, di fagioli, di lenticchie, di rapa rossa. Ma l’hummus di ceci è l’hummus di ceci.  Solo quello di ceci è mmmummus.

Ma prima della ricetta parliamo di quella bacinella d’acqua. Si, proprio quella bacinella d’acqua dove mettete usualmente in ammollo i vostri legumi. In quella bacinella state mettendo in scena, senza saperlo, un miracolo della natura. Ho detto senza volerlo, non datevi troppe arie. Per rimanere in tema di legumi. Ma andiamo per ordine. E qui divento seria e il mio tono si fa drammatico. L’ammollo di legumi, cereali, di tutti i semi in genere, consente di beneficiare pienamente del valore nutrizionale di questi alimenti. Il principale obiettivo dell’ammollo, infatti, è quello di eliminare l’acido fitico e gli enzimi inibitori presenti naturalmente in tutti i semi. Se ingeriti, il primo agisce da chelante, legando ferro, calcio e altri minerali del nostro organismo e quindi limitandone l’assorbimento, mentre i secondi inibiscono e ostacolano processi metabolici fondamentali.

In realtà però, ad una analisi più accurata, questi due brutti ceffi in corsivo e grassetto appena mezionati sono semplicemente le guardie del corpo del nostro seme. Servono a fornirgli nutrimento dall’esterno e a stabilizzarlo fin quando non si presentano condizioni di germinazione ideali. Non sono cattivi in effetti, fanno semplicemente il loro lavoro. In quella bacinella state dando ai vostri legumi una ragione per germogliare, che è poi la primaria aspirazione di ogni seme. Sto per germogliare! Yeeesss! Esulta il nostro amico cece. Col cavolo. Rispondiamo noi. Il tuo destino è essere hummus. Povero illuso.

Quanto a noi possiamo mangiarci i nostri ceci in pace senza guardie del corpo indesiderate fra i piedi. È infatti bastato attivare la germinazione per farli fuggire più veloci del gatto e la volpe. Ora abbiamo due strade possibili: continuare la germogliazione e mangiarli crudi (il tema dei semi germogliati, pilastro dell’alimentazione vegana-crudista, bolle nel calderone della sottoscritta e merita una trattazione accurata) traendone il massimo beneficio, oppure, come nel caso della ricetta classica dell’hummus, cuocerli. Ho fatto l’hummus di ceci crudi germogliati diverse volte ed è delizioso. Ma quella è un’ altra puntata. Per il momento eccovi la mia ricetta dell’hummus classico. Che più che una vera ricetta con dosi esatte è un elenco di ingredienti fondamentali con dosi che sono quelle del mio gusto personale. Io quando preparo l’hummus procedo sempre ad intuito ed assaggi (più assaggi che intuito), potete seguire il mio canovaccio ma poi modulare le quantità degli ingredienti secondo il vostro palato. Ah, ma prima vi devo parlare della tahina, un’altra preparazione che adoro e che è super eclettica perchè si può utilizzare nei dolci e nei salati, negli snack veloci, nei piatti elaborati, in purezza o in abbinamento ad altri ingredienti per creare salse esotiche con un sottile sapore di nocciola. Eccola, la nostra piccola, qui in posa per le telecamere, mollemente adagiata su questi cracker ai semi di lino e sesamo:tahina

La ricetta della tahina? Semi di sesamo, olio dal sapore neutro (io uso quello di girasole), olio di sesamo, sale integrale. Frullare. Ma vediamo i dettagli. Ora è davvero il momento della ricetta, mi sa.


HUMMUS


INGREDIENTI

hummus_tahinaPer la tahina:

-100 gr di semi di sesamo (io li uso integrali e al naturale)

-2 cucchiai di olio di semi di girasole

-1 cucchiaio di olio di semi di sesamo

-un pizzico di sale integrale

Per l’hummus:

-300 gr di ceci crudi

-qualche cucchiaio di acqua di cottura dei ceci, da aggiungere poco alla volta in base alla consistenza ottenuta

-30 gr di olio di oliva

-2 cucchiai di tahina

-il succo di due limoni piccoli

-3 piccoli spicchi d’aglio

-un pizzico di cumino

-sale integrale

per decorare: paprika e prezzemolo fresco

PROCEDIMENTO

-Mettere in ammollo in acqua fredda i ceci per almeno 8 ore  con un pizzico di bicarbonato di sodio e un pezzetto di alga Kombu (facilita la digestione e l’assorbimento dei legumi)

-mettere in ammollo per almeno 8 ore i semi di sesamo con acqua fredda

-scolare i ceci gettandone l’acqua, metterli nella pentola aggiungendo lo stesso pezzo di alga kombu dell’ammollo, ricoprirli di acqua fredda, cuocerli per circa un’ora; quindi aggiungere il sale integrale e terminare la cottura. Nel frattempo preparare la tahina come segue:

-scolare i semi di sesamo, asciugarli con un panno, tostarli brevemente in padella a bassa temperatura avendo cura di girare continuamente con un cucchiaio di legno. NON BRUCIATELI perchè sprigionano sostanze tossiche. La tostatura deve essere leggerissima e finalizzata solo ad asciugarli

-in un piccolo tritatutto (piccolo perchè in un apparecchio grande la piccola quantità di semi non arriverebbe alle lame) mettere i semi di sesamo con il resto degli ingredienti della tahina tranne il sale. Frullate fino a ottenere una pasta liscia, modulare la quantità di olio in base alla consistenza desiderata. Aggiungere il sale integrale. La tahina è pronta.

-quando i ceci sono cotti, lasciaterli raffreddare nella loro acqua di cottura. Con l’esperienza ho capito che questo accorgimento fa la differenza

-a questo punto dovete frullare i ceci con il resto degli ingredienti per realizzare l’hummus. Potete farlo con un robot tritatutto oppure potete metterli in una grande ciotola e frullarli con il mixer a immersione. Io utilizzo il secondo metodo

-frullare tutti gli ingredienti per ottenere una crema liscia e senza grumi. Assaggiate. Con le dita, si. Motivo per cui ho inserito l’hummus nella categoria finger food. Aggiustate di sale, decorate con la paprika e il prezzemolo fresco.

Bon appétit!

hummus_tahina

Un bouquet nel panino. Vegan burger, la polpetta perfetta

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Non resisto davanti a un mazzo di fiori. Quando me ne offrono uno sorrido, faccio finta di arrossire, sbatto a ventaglio le ciglia e con falsa incredulità dico: – ohh… ma… è per me?? – annusandolo e portandomelo al petto. Ma se ogni fiore è segno d’amore, il cavolfiore è segno che tu sei un ortolano, giovanotto, e che io del tuo bouquet ne faccio polpette! (Gnigno beffardo e immagini cruente a seguire.)

vegan_burgerEcco cosa ne faccio io dei tuoi fiori! Zac zac zac zac!!!

cauliflower_snowAridaje con sto cavolfiore tagliuzzato, ma allora è una droga. Starete pensando.  Sissi è la risposta. E nonsi, non vi prometto di smettere, almeno fin quando sarà di stagione. Ma poi, ditemi una cosa, questa qui sotto vi sembra una buona ragione per uscire dal tunnel???

vegan_burgerA me no. Ah: La vegan mayo, la cui ricetta trovate qui, è fatta in casa. E anche il Ketchup. E anche il pan brioche. (Ma è possibile che devo fare tutto io, qui!!??) Sissi, vi darò queste due altre ricette. Nonsi, non gratis. Il costo sono spropositate manifestazioni di affetto virtuale su questo blog.  A vous de jouer.

vegan_burger_ingredientsQuesti qui sopra sono gli ingredienti di questa polpettina. No, quello non è formaggio grattuggiato. No, quelle non sono uova sbattute. No, quella non è carne tritata. Sì, quello è pangrattato, bravo. – Ma sei sicuuuraaa??

Sissi.

Ma andiamo per ordine. La farina di ceci. Cose che quando le scopri per caso ti senti tradito, e chiami la mamma e le racconti tutto e lei ti dà ragione. È davvero terribile che ti abbiano tenuta nascosta una cosa del genere per tutto questo tempo, figlia mia.

Chickpea is the new egg

O meglio, la conoscevo, la farina di ceci. Ma non ne conoscevo le straordinarie, trasformistiche potenzialità. Delle doti magiche dei ceci parleremo ampiamente in seguito, promesso, sempre alla tariffa di cui sopra.  Qui l’ho usata come legante delle mie polpettine piatte dette anche burgers, chefappiùfigo, che qui sotto vedete ritratte nell’atto di esibirsi in una sfrigolata N.1 in re maggiore, concerto per padella e e spatola – Allegro non è mai troppo assai.

vegan_burgerMa ora andiamo alla ricetta. Prima, però, vi beccate il sermone (volevo dire pip@#ne ma dice che non si può dire) sulle proprietà nutrizionali dei ceci.

I ceci fanno benissimo. Punto. Basta così perchè oggi è venerdì. E se stasera a cena vi viene voglia di hamburger, sappiate che questo qui è un’ottima soluzione, la più felice, direi. Mentre siete distratti ne approfitto e vi dico che, oltre ad essere un’eccezionale fonte di proteine vegetali, i ceci contengono acido folico, soprattutto se consumati da crudi e germogliati (la cottura ne abbassa il livello, ma l’abbinamento con i cereali integrali, per esempio sotto forma di panino di farro integrale, come in questo caso, ne ripristina la quantità). Uno dei meriti dell’acido folico è quello di tenere bassi i livelli ematici di omocisteina, un aminoacido che in dosi oltre la norma espone al rischio di insorgenza di eventi cardiovascolari quali ictus e infarto. Guardate ancora l’uccellino mentre vi racconto che i ceci contengono vitamine del gruppo B, che sono privi di glutine e che l’ammollo e la cottura con un pezzetto di alga kombu ne facilita la digestione. Finito, per oggi. E ora andatevi a divertire, che è venerdì.


VEGAN BURGER CON CAVOLFIORE, FUNGHI E FARINA DI CECI


vegan_burgerINGREDIENTI

Per circa 4 burgers:

-2 grossi funghi freschi tipo portobello o champingnon

-circa 1/2 kg di cime di cavolfiore

-salsa di soia

-2 spicchi d’aglio

-2 cucchiai di concentrato di pomodoro

-4 cucchiai di farina di ceci

-acqua q.b.

-olio extravergine di oliva

-sale integrale

-pepe

-rosmarino in polvere

-finocchietto selvatico in polvere

-menta secca o fresca

-prezzemolo secco o fresco

-4 cucchiai di granella di anacardi

-1 cucchiaino di lievito alimentare in scaglie

-pangrattato q.b.

PROCEDIMENTO

-Preparare una pastella mescolando la farina di ceci con una quantità di acqua necessaria a ottenere una pastella della consistenza simile a quella delle crepes. Salare, pepare, aggiungere uno dei due spicchi d’aglio tritato molto finemente e il rosmarino in polvere. Far riposare per almeno 20 minuti

-tritare molto finemente le cime del cavolfiore crudo nel robot tritatutto usando la lama ad esse. Si ottiene una sorta di “riso di cavolfiore”. Mettere da parte

-tritare, con lo stesso procedimento, i funghi freschi. Mettere da parte

-versare l’olio extra vergine di oliva in una padella antiaderente, schiacciare il secondo spicchio d’aglio, farlo rosolare brevemente, aggiungere i funghi tritati finemente, rosolare a fuoco vivo mescolando di continuo e, non appena i funghi saranno ben appassiti e avranno perso la loro acqua, toglierli dalla padella e metterli da parte in una ciotola capiente

-rosolare il “riso di cavolfiore” in padella esattamente come appena fatto con i funghi. Appena il cavolfiore sarà ben appassito, aggiungere i funghi, mescolare e, a fiamma vivace, sfumare con un cucchiaio di salsa di soia continuando a mescolare

-aggiungere alle verdure il concentrato di pomodoro, mescolare per facilitarne lo sciogliemento

-le verdure saranno pronte quando saranno ben amalgamate fra di loro e avranno assunto un bel colore marrone- rosso scuro. Trasferirle in una ciotola e farle raffreddare

-preparare il composto delle nostre polpette: alle verdure ormai fredde incorporiamo la granella di anacardi, le erbe, le spezie, il lievito alimentare in scaglie, mescolare. A questo punto dobbiamo usare le mani: dobbiamo dosare la quantità di pastella di farina di ceci e quella di pangrattato da aggiungere alle verdure per ottenere un composto “polpettabile”. Aggiungeteli poco alla volta tastando la consistenza del composto fra i palmi delle mani. Cercate di usare meno pangrattato possibile per evitare di coprire il sapore degli altri ingredienti

-prendere il composto di verdure fra le mani e plasmare le polpette o i burgers

-cuocere in padella, con un filo d’olio, da un lato e dall’altro, girando con una spatola.

Et voilà.

E voi? Come farcite il vostro veggie panino? Che salse usate? Che combinazioni di verdure amate? E soprattutto: vi piace questa ricetta? Parliamone!🙂

Buon appetito e buon week end!

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Sushi vegano crudista con “riso” di cavolfiore

ENGLISH VERSION HEREraw_vegan_sushi

Questo sushi blasfemo ha stupito anche me. E dire che io sono avvezza al sushi amodomio, vegano e con il riso per sushi integrale. Ma questa versione crudista è talmente furba da confinare con la diavoleria. Intanto permette un drastico taglio delle calorie (perchè la ciccia si vede anche se decidi di portare il kimono di seta rossa per tutta la vita) e in più fornisce un espediente per mangiare tanta verdura cruda in una veste esotica e golosa. Il sapore pronunciato del cavolfiore crudo è addolcito e mitigato dall’aceto di riso e il profumo dell’alga e quello del wasabi creano quell’effluvio inconfondibile che gli amanti del sushi conoscono bene. Pochi ingredienti, ma magici…

raw_sushi_vegan_ingredientsMa vogliamo parlare delle alghe?
Le alghe sono la mia risposta preferita alla classica domanda posta al vegano: “… e le proteeeeinee da dooove le preeeendiii???”😀
Dopo questa risposta di solito chi ha fatto la domanda si gira e se ne va, ma se capita quello curioso o con un po’ di tempo da perdere allora posso sbizzarrirmi e parlare di Chorella, Spirulina,  Klamath, Nori… che sembrano i nomi delle fatine delle foreste incantate.

raw_sushi_veganE un po’ incantate le alghe lo sono, in effetti.
Prendiamo la nostra alga Nori, proprio quella che si utilizza per la realizzazione del sushi.
L’alga Nori è ricca di proteine vegetali facilmente digeribili e assimilabili ed è caratterizzata da un ampio spettro aminoacidico comprendente anche l’arginina, particolarmente utile per rafforzare il sistema immunitario. È ricca di acidi grassi polinsaturi Omega 3, di vitamine (A, C, niacina ed acido folico), di minerali, primo fra tutti il calcio, di oligoelementi essenziali come manganese, zinco, rame e selenio ed è, come tutte le alghe, molto ricca di iodio. Controverso e dibattuto il suo contenuto di vitamina B12, ma pare che, a differenza delle alghe azzure, come Spirulina e Klamath, la cui vitamina B12 non è biodisponibile, la vitamina B12 presente nell’alga Nori sia, almeno parzialmente, metabolicamente attiva.
Niente male, la nostra fatina.
Se poi la associamo al cavolfiore crudo la nostra ninfetta mette le ali. Certo, il signor Cavolfiore non è proprio glam, si sa. Usa un profumo che è un po’ il suo marchio, come quei signori attempati che portano la stessa colonia e fumano lo stesso tabacco per tutta la vita, quando in una stanza c’è lui, lo senti. E non è di certo un profumo che evoca mollezze libidinose, si sa… Diciamo che il signor Cavolfiore è un tipo morigerato. Fra lui e la ninfetta Nori si instaura un rapporto più che altro spirituale, loro si stimano moltissimo, ecco.

Le note di testa dell’eau de chou-fleur, piccanti e pungenti, sono date dagli isotiocianati, molecole solforate che giocano un ruolo chiave nell’eliminazione delle tossine. La cottura, soprattutto se prolungata, degrada queste molecole rendendone più labile l’efficacia, motivo per cui consumare il cavolfiore (e tutte le crucifere in generale) a crudo ne massimizza le doti nutrizionali. È inoltre ricchissimo di minerali come calcio e fosforo, di selenio, efficace nella riparazione del danno ossidativo, e di vitamina C, che gioca un ruolo chiave nell’assorbimento di ferro di cui lo stesso cavolfiore è discretamente fornito. Il sig. Cavolfiore è inoltre ricco sfondato di clorofilla, pigmento vegetale simile all’ emoglobina umana (che le vale l’appellativo di sangue vegetale) che ha proprietà antianemiche e cicatrizzanti massimizzate, aridaje, soprattutto dal suo consumo a crudo.

Le alghe e il riso di cavolfiore rappresentano la base del nostro sushi vegano crudista, io vi consiglio di creare di volta in volta ripieni a base di verdure crude di stagione. Io ho farcito il mio con cavolo rosso, carote, avocado e menta fresca del mio balcone (ultimo raccolto della stagione suppongo, visto che il mio davanzale è francese e qui sta per iniziare la stagione dello Yeti).
Un’attenzione particolare va dedicata a un ingrediente fondamentale di questo sushi perchè ne facilita moltissimo la preparazione: i semi di lino. Essi sono una miniera di acidi grassi polinsaturi Omega 3 (utili nella protezione dell’apparto cardiocircolatorio e nel trattamento dell’ipertensione e dell’osteoporosi), di manganese, fosforo, rame e magnesio e di vitamine del gruppo B.

I semi di lino vanno consumati preferibilmente in polvere, macinati in un macina caffè o frantumati in un mortaio ma solo immediatamente prima dell’utilizzo, oppure sotto forma di olio. L’olio di semi di lino, da acquistare esclusivamente se biologico ed estratto a freddo, va usato esclusivamente a freddo e va tenuto in frigorifero, i semi di lino sono infatti estremante sensibili alla luce e alle alte temperature. Nella preparazione di questo sushi i semi di lino in polvere miscelati all’acqua sostituiscono l’amido del riso svolgendone la funzione “collante”.


SUSHI VEGANO CRUDISTA CON “RISO” DI CAVOLFIORE


INGREDIENTI:

raw_sushi_veganPer circa 20 pezzi di sushi:
Per il riso di cavolfiore:
-1/2 kg di cime di cavolfiore crudo
-2 cucchiaini colmi di semi di lino in polvere miscelati con 6 cucchiaini di acqua.
-4 cucchiai di aceto di riso
-una presa di sale himalayano
Per il ripieno:
– wasabi
– menta fresca in foglie
– 1 avocado maturo
– cavolo rosso crudo a julienne
– carota cruda a julienne
– semi di sesamo
– fogli di alga nori

raw_vegan_sushiPROCEDIMENTO

– Tritare il cavolo rosso e la carota a juilenne
– tagliare l’avocado a fettine sottili
– tritare finemente le cime del cavolfiore nel robot tritatutto usando la lama a esse, oppure, in sua mancanza, grattuggiarle con una comune grattuggia per ottenere il “riso” di cavolfiore
– disporre il riso di cavolfiore in un colino dalle maglie strette e cospargere con il sale, mescolare con le mani e strizzare per favorire la fuoriscita dell’acqua di vegetazione del cavolfiore. Più il nostro riso di cavolfiore sarà “asciutto”, più sarà semplice confezionare il nostro sushi

– trasferire il riso di cavolfiore in una ciotola, incorporarvi la polvere di semi di lino miscelata all’acqua e l’aceto di riso, mescolare con cura
– adagiare sulla stuoietta di bambù un foglio di alga nori con la parte lucida rivolta verso l’esterno e orientata come nella foto sopra
– prendere una manciata di riso di cavolfiore, strizzarlo ulteriormente fra le mani in un recipiente pieno d’acqua (che vi servirà anche per sciacquarvi le mani fra un passagio e l’altro della preparazione) e disporlo delicamente sull’alga appiattendolo delicamente con i palmi delle mani, abbiate cura di lasciare libero un centimetro lungo il margine esterno dell’alga
– spalmare sul riso di cavolfiore una piccolissima quantità di wasabi con le dita o con un pennellino e disporre gli ingredienti del ripieno sul primo terzo dell’alga come mostrato nella foto
– utilizzando la stuoietta di bambù come supporto, arrotolare l’alga e il suo ripieno su se stessa, il tappetino serve da “stampo”, per ottenere un rotolo perfettamente cilindrico
– trasferite il rotolo su un tagliere e, usando un coltello ben affilato, tagliarlo a metà, diporre le due metà parallelamente l’una all’altra e tagliare in parallelo quattro sezioni trasversali per ottenere complessivamente otto pezzi di sushi

– cospargere con semi di sesamo e servire con salsa di soia e wasabi


E voi, amate il sushi? Vi piace prepararlo in casa? Avete delle tecniche o degli ingredienti segreti? E allora diteceli no?!?

 

 

 

 

 

THAILANDIA

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Ci sono molte cose che non saprete mai leggendo e guardando le foto di questo racconto.

Non ho foto nè parole che descrivano molti ricordi legati a quei giorni. Soprattutto i più fugaci, quelli che non danno il tempo di prendere la macchina fotografica o che semplicemente ti lasciano lì fermo, a goderti lo spettacolo. La donna che accende bastoncini di incenso per gli spiriti della sua casa prima di andare a dormire. Il profumo dell’albero del mentolo nella giungla. Il fracasso del villaggio Lahu che si sveglia al canto del gallo. I gesti sapienti della gente che cucina per strada. Svegliarsi la mattina con la voglia di pad thai. La dolce cantilena della loro lingua. L’odore dei campi di tè. I capelli di seta nera delle donne. I tamarindo e i litchi raccolti per la merenda. Il wok che sfrigola e suona come uno strumento musicale. L’entrare sempre a piedi nudi ovunque ci sia un tetto. Nella giungla, il cielo più nero e stellato mai visto e il silenzio più pullulante mai immaginato. La colazione con un mango appena raccolto. Il rosso del peperoncino. Il drappeggio arancione sulla spalla dei monaci. Un’orchidea fresca nel piatto accanto al cibo. La robusta fragilità di una foresta di bambù. Alberi di plumeria e plumerie sui prati e nei capelli. Sentirsi a casa dall’altra parte del mondo. Un tempio di montagna al calar della sera quando sei l’ultimo ad uscire e la brezza scuote le lanterne e le rane gracidano nello stagno di ninfee.

Tutto il resto e forse anche qualcosa di tutto questo lo trovate cliccando qui sotto, nei 4 episodi della nostra avventura in Thailandia.

Per voi. Buon viaggio!

THAILANDIA – REPORTAGE COMPLETO

Wraps e crackers. Da un solo impasto. E Vegan!

ENGLISH VERSION HEREsoft_vegan_wraps_homemadecrunchy_vegan_crackersCosa hanno in comune un cracher e un pane piatto per wrap? Lo stesso scaffale del supermercato, direte voi.

Ma no, sennò io qui che ci sto a fare, rispondo io.

Sappiate, miei cari lettori, che quel triste e grigio scaffale di supermercato a breve sarà per voi solo un buio e lontano ricordo.

E c’è di più, miei ingordi amici. Quando metterete le mani in pasta in questa ricetta, avrete la possibilità di provare la sublime sensazione della pluripotenza. Si. Proprio così.

Perchè questo, siore e siori, è un impasto PLURIPOTENTE.

Che ha cioè più vite potenziali.

Due, ne ha.

E si sa che due risultati da un unico sforzo sono decisamente meglio di uno, soprattutto quando lo sforzo consiste nello sporcare la cucina.

soft_vegan_wraps_homemadevegan_crackersUn unico impasto, un’unica ricetta, un’unica ciotola, un’unica spianatoia. E il risultato sono due diversi pani con caratteristiche diametralmente opposte: morbido e arrotilabile il primo, croccante e friabile il secondo. E sporcando la cucina una sola volta.

A fare la differenza sarà lo spessore di stesura della sfoglia e il metodo di cottura, padella per il pane piatto, forno per i crackers.


PER PANE PIATTO E CRACKERS DA UN SOLO IMPASTO



INGREDIENTI

Per 6 wraps di circa 18 cm di diametro e due teglie di crackers:

  • 500 gr di farina di farro semi integrale biologica
  • 250 gr di acqua tiepida
  • 60 gr di olio extra vergine di oliva
  • 2 cucchiai di aceto di mele
  • 4 gr di cremor tartaro
  • 4 gr di bicarbonato di sodio
  • 2 pizzichi di fior di sale

PROCEDIMENTO

  • In una ciotola capiente mescolare insieme tutti gli ingredienti seguendo l’ordine della lista
  • lavorare con le mani fino a ottenere un impasto liscio e compatto
  • trasferire su un piano da lavoro infarinato
  • dividere l’impasto in due parti uguali
  • far riposare l’impasto coprendolo con un foglio di pellicola per alimenti per circa 20 minuti.

PER IL PANE PIATTO:

  • Prendere una delle due parti di impasto (quella destinata al pane piatto) e ricavarne 6 palline
  • da ciascuna pallina, con un mattarello infarinato, stendere una sfoglia di circa 3-5 mm di spessore e ritagliarne un cerchio di circa 18 cm di diametro
  • scaldare una padella antiaderente e cuocere uno alla volta i cerchi di sfoglia a fuoco medio da ambo i lati
  • man mano che il pane piatto è pronto, impilarlo e coprirlo con un foglio di carta forno e un canovaccio per preservarne l’umidità e la morbidezza (e quindi l’arrotolabilità).
  • farcire!

Io amo farcire i miei wraps con hummus, tahina, mayonese vegan, verdure arrosto e insalata. Mantengono la loro morbidezza per un giorno intero, l’indomani la loro consistenza cambia come quella di un qualsiasi pane ma potrete rallentarne il normale indurimento conservandoli in un sacchetto di cellophan per alimenti.

PER I CRACKERS:

  • Accendere il forno a 170° C
  • prendere l’altra parte di impasto e con un mattarello infarinato e direttamente su un foglio di carta forno, stendere una sfoglia delle dimensioni della vostra teglia ad uno spessore di circa 2 mm
  • trasferire il foglio di carta forno con sopra la sfoglia sulla teglia
  • tagliare i crackers secondo la forma che più preferite con un rullo taglia pasta. Non toccateli, non serve separarli fra di loro.
  • spennellare con olio extravergine di oliva e spolverare con fior di sale e rosmarino in polvere, oppure con semini a scelta che farete aderire alla superficie della sfoglia premendoli con i palmi delle mani
  • infornare e cuocere fino a doratura per circa 10 minuti
  • una volta raffreddati, la linea dentellata che avete creato con il rullo tagliapasta vi permetterà di separare agevolmente i vostri crackers senza romperli.

crunchy_vegan_crackers


Quel giorno, in pieno delirio di onni-pluripotenza, ci spingemmo oltre e creammo un mutante. Lo chiamammo Gris_seed1. Generato dall’incrocio fra ‘na piada e ‘npezzo de pane secco, è un simpatico e versatile grissino ai semi.

MA ATTENZIONE! La ricetta appena descritta non è adatta a fare i grissini. C’è un piccolo trucco da mettere in pratica per ottenere un risultato sorprendente. Ve lo svelo nel prossimo post.;-)

soft_vegan_wraps_homemadeChe aspettate a delirare di pluripotenza anche voi? Mettete le mani in pasta, forgiate le vostre creature e fateci sapere!

Alla prossima!

La ricetta della pasta brisée vegan, quella definitiva. E una crostata al rabarbaro per festeggiare

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vegan_rhubarb_tartQuesta giovanotta qui sopra ha molte doti. E nel dirlo mi sento attendibile come una madre che loda sua figlia. Ma rimango nel ruolo e continuo dicendo che non lo dico perchè l’ho fatta io ma perchè è vero! E se non ci credete provatela, mia figlia. E fatemi sapere. Madre scellerata che sono.

Abbiamo alle spalle e nella panza briciole e briciole di briseè vegan sperimentali non proprio d’alta pasticceria (una era molliccia, l’altra era duriccia, quella troppo granulosa, quell’altra ancora ommioddio sta robba come la stendo????) I passati esperimenti sono sempre stati commestibili e presentabili, sia ben chiaro, e mai, mai una sola mollichina andò perduta.

Ma noi volevamo di più.

Noi avevamo un sogno.

Noi volevamo una briseè senza burro che facesse una pernacchia alla briseè col burro.

Noi volevamo che la briseè col burro ci chiedese la ricetta della briseè senza burro.

Noi volevamo che un onnivoro non si accorgesse della mancanza.

Noi volevamo che un onnivoro ce ne chiedesse la ricetta.

Noi non sapevamo che fosse impossibile e allora lo abbiamo fatto.

E finalmente eccola, la nostra ragazzona:

rhubarb_tartE per festeggiare il successo la abbiamo abbigliata con il più bel fiore di primavera, qui dove la primavera dà fiori che mio suocero chiama cardi rossi. E come contraddirlo?

rhubarbUn cardo si, ma fiammeggiante come una testa rossa.

Broooom broommm… scaldate i forni…

PASTA BRISÈE VEGAN, LA RICETTA DEFINITIVA



 INGREDIENTI

Per una crostata di 26 cm di diametro:

  • 350 gr di farina di farro semintegrale
  • 100 gr di olio di arachide
  • 70 gr di acqua fredda
  • 2 cucchiai e mezzo di aceto di mele
  • 1 cucchiaino raso scarso di cremor tartaro o, se non lo trovate, di qualsiasi lievito chimico
  • 1 pizzico di fior di sale
  • se la si utilizza per preparazioni dolci, buccia di limone biologico e la polpa di mezza bacca di vaniglia per aromatizzare

PROCEDIMENTO

  • Versare tutti gli ingredienti in una ciotola dai bordi alti e impastare
  • prelevare la “palla” ottenuta e adagiarla su una spianatoia infarinata continuando a impastare fino a ottenere una consistenza liscia e compatta.

 

TORTA AL RABARBARO



INGREDIENTI

  • Pasta brisèe vegan rhubarb_tart

RIPIENO:

  • 500 gr di gambi di rabarbaro tagliati in piccoli pezzi
  • 250 gr di zucchero di canna integrale
  • 2 cucchiai colmi di maizena
  • la polpa di un baccello di vaniglia
  • la buccia grattuggiata di mezzo limone biologico
  • qualche fogliolina di menta fresca tritata finemente

PROCEDIMENTO

  • Accendere il forno a una temperatura di 180°C
  • preparare la farcitura della crostata versando tutti gli ingredienti del ripieno in una ciotola, mescolare e mettere da parte
  • sulla spianatoia infarinata stendere una sfoglia di circa mezzo centimetro di spessore con un mattarello precedentemente infarinato
  • mettere da parte una porzione di pasta per realizzare la rete di strisce di decoro della crostata
  • prelevare la sfoglia con l’aiuto del mattarello e adagiarla su uno stampo per crostate precedentemente oliato e infarinato
  • foderare lo stampo con la sfoglia di brisèe
  • bucherellare il fondo della torta con i rebbi di una forchetta
  • versare il ripieno nel guscio di brisèe
  • realizzare le strisce decorative con la pasta precedentemente messa da parte e adagiarle a rete sulla crostata
  • infornare e cuocere per circa un’ora, fino al rapprendersi del ripieno e alla perfetta doratura della pasta.

Uno dei vantaggi della pasta brisèe è la sua versatilità. La si può utilizzare infatti sia in preparazioni dolci che salate. Ovviamente anche questa versione vegan si presta benissimo alla preparazione delle quiches. A voi sperimentare dunque. Provatela dolce, salata, in crostate e tartellette, con questo ripieno o, se come me, da buoni italiani e meridionali, avete visto il rabarbaro solo in foto prima di andare a vivere in Francia, sostituitelo pure con la frutta di stagione che preferite. E fatemi sapere se vi è piaciuta!

Alla prossima!

rhubarb_tart

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Pazza sarai tu! Maionese vegan

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C’è un legame profondo tra me e lei. Se c’era un barattolo in cui era facile beccare le mie dita in flagranza di reato da bambina non era certo quello della marmellata. La maionese è ancora adesso una di quelle cose che devono togliermi dalle mani perchè sarei capace di morirne. E temo che non passerebbe molto tempo.

Questa variante vegan è semplicemente eccezionale. La consistenza, il gusto, il profumo stuzzicante e, oserei dire, peccaminoso, dell’emulsione più famosa del mondo, sono perfettamente preservati e assicurati anche in questa versione senza uova e senza colesterolo. Talmente semplice da fare e deliziosa che sarete voi a impazzire, perchè lei non lo fa mai… questa maionese infatti è infallibile, oltre che vegan. 😉

A sostituire la lecitina delle uova, stabilizzante fondamentale affinchè si crei l’emulsione con l’olio, è la lecitina contenuta nel latte di soia.

Eccovi la ricetta:

MAIONESE VEGAN



maionese_vegan

INGREDIENTI

  • 50 gr di latte di soia biologico
  • 100 gr di olio di arachide
  • la punta di un cucchiaino di senape
  • un cucchiaino di aceto di mele
  • un pizzico di fior di sale

PROCEDIMENTO

  • mettere tutti gli ingredienti nel bicchiere del mixer a immersione
  • immergere il frullatore fino al fondo del bicchiere e azionarlo
  • frullare fino a ottenere una consistenza densa, ciò accadrà immediatamente
  • ficcare un dito dentro la maionese e leccarselo
  • guardarsi intorno furtivi, qualcuno potrebbe togliercela dalle mani